“A BALMAS CAROL”

Visto il clima natalizio, oggi voglio raccontarti una storia:

Diciottesimo secolo, da qualche parte in New Jersey.

C’era una volta una donna di umili origini che lavorava come “tuttofare” presso una famiglia ricchissima della zona.

Siamo nell’epoca del colonialismo, persone da mezza Europa in quei secoli emigravano verso il nuovo mondo in cerca di un futuro migliore. Anche Elizabeth, la protagonista della nostra storia, l’aveva fatto.

Elizabeth era una ragazza sui trent’anni, con lunghi capelli castani ad incorniciare un viso che sembrava di porcellana, tanto la sua pelle era liscia e levigata.

Aveva trovato lavoro presso i Carter, una famiglia di proprietari terrieri arrivati in America molti anni prima dal Regno Unito.

Il lavoro di Elizabeth era ufficialmente quello della cameriera, ma di fatto svolgeva qualsiasi mansione le venisse richiesta. Ogni mattina si alzava alle 5 per dar da mangiare agli animali, pulire il pollaio, mungere le mucche, preparare la colazione per i Carter eccetera eccetera.

Non si lamentava mai, anzi era grata per la fortuna di avere un lavoro e un tetto sulla testa.

La signora Linda Carter, moglie del capofamiglia John, tuttavia non aveva la stessa bontà d’animo della povera Elizabeth, e non perdeva occasione per affibbiarle nuovi lavori che, essendo sola, doveva svolgere senza alcun aiuto.

“Vai a fare la spesa”, le diceva “e mentre torni fermati dal pasticciere ché ho voglia di una torta”. “Anzi, compra solo gli ingredienti: la farai tu stanotte così domattina la troverò in tavola”.

La signora Carter non poneva limiti alla fantasia quando si trattava di caricare Elizabeth di lavoro. Sembrava ci provasse gusto. Ed in effetti era proprio così.

La matriarca della famiglia custodiva infatti un segreto: era incredibilmente gelosa di Elizabeth. Non quella gelosia  rispetto al proprio marito, sia chiaro. John era un brav’uomo: non ostentava la sua ricchezza, non trattava male le persone e non aveva atteggiamenti inopportuni con Elizabeth. E soprattutto, era sempre in viaggio per affari. Neanche Elizabeth si prendeva “licenze” con John, timida com’era e così rispettosa!

Linda Carter era gelosa di Elizabeth per tutt’altro motivo: la sua bellezza. Non quella della giovane età o dei lineamenti perfetti, ma quella della pelle.

La pelle di Elizabeth era unica. Non sapeva cosa fossero i segni del tempo, non conosceva imperfezioni, era liscia come un taglio di velluto e luminosa, sempre. La natura sembrava essere stata generosa con lei, e il duro lavoro sembrava non intaccare la sua bellezza.

La signora Carter la odiava per questo. Lei, che viceversa non conosceva pace con la sua pelle. Sempre alle prese con screpolature, arrossamenti e problematiche che solo parzialmente riusciva a tamponare con unguenti e oli speciali.

Senza contare che, ormai sulla soglia dei cinquanta, anche lei cominciava a vedere delle marcate imperfezioni dovute all’età, che nel suo caso sembravano essere ancora più evidenti. Le aveva provate tutte, tanto che il marito era costretto a portarle sempre dei rimedi naturali da tutti i suoi viaggi. Qualunque cosa trovasse e che potesse aiutarla a migliorare quell’aspetto che ogni giorno peggiorava, come se fosse vittima di una maledizione.

Odiava Elizabeth, ti dicevo, perché questi problemi non sapeva nemmeno cosa fossero. Allora le affidava lavori sempre più faticosi per mettere alla prova la sua bellezza, sperando che – prima o poi – sfiorisse sotto il peso dei sacrifici.

Ma non succedeva, Elizabeth era ogni giorno più bella.

Gli anni passavano, e mentre da una parte la condizione della signora Carter peggiorava, quella di Elizabeth sembrava essere impermeabile alle stagioni, senza tempo.

Ma fu il giorno della vigilia di Natale, il momento in cui tutto cambiò: Linda Carter quell’anno aveva deciso di non festeggiare, in preda a una depressione che negli ultimi mesi  l’aveva privata di ogni gioia. La sua pelle sembrava essere peggiorata molto rapidamente quell’ultimo Dicembre: ogni mattina, specchiandosi, notava nuove rughe sul viso e sulla fronte, delle fastidiosissime linee ai lati degli occhi e sul contorno labbra, e pelle secca su tutto il decolleté.

“Sono impresentabile” pensò ad alta voce. Era la mattina del 24 Dicembre 1722. Elizabeth, che stava svolgendo silenziosamente le sue faccende, si trovò ad ascoltare quelle parole proprio mentre spazzava il corridoio antistante la camera da letto dei Carter.

Non era la prima volta che notava la signora Linda ferma davanti al suo specchio, con lo sguardo triste e chissà quali pensieri per la testa.

Elizabeth era silenziosa, ma non era stupida. Sapeva esattamente quale fosse il problema della sua datrice di lavoro. Sembrava provare compassione per lei, nonostante – al contrario – ricevesse un trattamento che non augurerei neanche a un mio nemico. Quasi come se comprendesse la ragione di tutto quell’astio.

Si fece coraggio, dunque, ed entrò in punta di piedi nella stanza.

La signora Carter, notandola, ebbe l’istinto di sistemarsi i capelli e asciugarsi le lacrime, come a darsi un tono per non far trasparire il suo disagio davanti alla tanto odiata “cameriera”.

“Che ci fai qui Elizabeth, non hai nulla da fare?” Disse affrettandosi a ricomporsi.

“Mi scusi signora, è che ho un pensiero per la testa e sento che sarebbe giusto dirglielo. Anzi, mostrarglielo”.

“Ah!” Esclamo la signora Carter “Non vedo cosa mai possa voler condividere con me una come te.”

Non perdeva occasione per punzecchiarla, in qualsiasi momento.

Elizabeth a quel punto si avvicinò lentamente alla signora Carter, e si mise le mani sul volto, accennando una sorta di massaggio.

“Vede signora? Lo faccio ogni mattina ed ogni sera. Me l’ha insegnato mia madre quando eravamo in Inghilterra.”

“Ah si? E perché dovrebbero interessarmi le tue abitudini bislacche? Ti sembro forse quel tipo di persona?” specificò Linda.

“Veramente… Mi mantiene giovane.”

In quel momento, Elizabeth catturò l’attenzione della signora Carter, che volle saperne di più.
Elizabeth le spiegò che sua madre le aveva insegnato delle tecniche che aveva a sua volta imparato da alcune contadine Gallesi. Si trattava di strani movimenti per massaggiare la pelle del viso che sembravano avere effetti incredibili sulla pelle, nel tempo.

Le disse che ripeteva quegli esercizi ogni giorno, senza mai saltarne uno. Linda Carter non sapeva se crederle, tuttavia non si poteva negare che Elizabeth fosse il ritratto stesso della pelle giovane e in salute. Forse c’era un fondo di verità.

La liquidò comunque con falso distacco, ma fra sé e sé pensò molto alle parole della cameriera. Sembrò anche rinfrancata, al punto da decidere che, in fondo, quella sera valeva la pena festeggiare la vigilia di Natale. Non foss’altro per fare compagnia al marito John.

Nelle settimane successive Linda applicò le indicazioni di Elizabeth alla lettera. Ogni mattina ed ogni sera. Mese dopo mese vedeva la sua pelle migliorare: più distesa, più liscia, più tonica. Sembrava rinata, tanto che a distanza di un anno da quella chiacchierata la sua pelle le aveva regalato l’aspetto di una donna di almeno dieci anni di meno.

Quell’anno, alla vigilia di Natale, per la prima volta da quando Elizabeth lavorava lì, la signora Carter volle anche la sua cameriera a tavola a festeggiare con loro.

Era il suo modo per dire Grazie, e per cercare di ricostituire un rapporto con quel rispetto che – se ne era resa conto – non aveva avuto negli anni precedenti.

La manipolazione, amica mia, insieme agli esercizi di cui spesso ti ho parlato qui sul blog o nelle e-mail, sta alla base di una pelle sana e tonica. Piccoli consigli per la vita di ogni giorno che – se deciderai di seguirli – ti doneranno un aspetto che pensi ormai dimenticato, perso per sempre.

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